A mano

Dal 24 March 2012 al 14 April 2012

Allestimento mostra
Bari Vecchia

Il progetto di allestimento e curatela per la mostra “A mano – idee, esperienze e tecniche artigianali in mostra” è stato realizzato a partire da fattori limite di diversa natura:

1. la scelta di spazi minimi attualmente inutilizzati, a causa delle normative vigenti, che un tempo erano spazi commerciali, botteghe e quindi aree di lavoro con una superficie di 7 mq;

2. lo scarso tempo di progettazione e realizzazione (dovuto sostanzialmente a inadempienze della pubblica amministrazione barese);

3. un basso investimento economico, scelta dettata dalla provvisorietà dell’evento e dalla necessità di investire nella risistemazione dei locali, al fine di renderli utilizzabili.

La mostra si proponeva di essere il momento conclusivo di un anno di ricerche e sperimentazioni sul tema dell’artigianato in Puglia. Il materiale da esporre consisteva in oggetti realizzati durante i laboratori, di diverso formato e materiale, di immagini fotografiche/video e di materiale da utilizzare durante il laboratorio sulla pasta, previsto come momento iniziale della stessa mostra.

… Il mondo attorno all’antico San Nicola è un formicaio ebbro di vitalità. Vecchi cortili sono stanze, vecchie cappelle sono magazzini, una scala sfonda un muro, un muro alza la testa oltre il soffitto. Passa con il braccio steso il venditore di pomodori secchi e salati e il suo lamento incomprensibile eccita l’appetito. Allora mille bambini seminudi sporgono il loro pezzo di pane. Mentre la madre pettina la comare, la figlia fa la pasta su una pietra larga, davanti all’uscio di casa. Con un pizzico di pasta mette al mondo altri pupi, ci soffia su: andate a giocare, toglietevi di qui. Così si moltiplica all’infinito la vecchia Bari, grazie a Dio, cresce nuova e non muore mai.

(Italo Calvino, Finibusterre, 1954)

Questa, in sostanza, la situazione di partenza. Si è trattato di portare un evento culturale all’interno della città vecchia, di risollevare le saracinesche di tre locali con affaccio diretto sul vicolo, e quindi su uno spazio pubblico, per renderli visibili agli abitanti del quartiere, ai turisti e a tutti coloro che popolavano le processioni durante la settimana santa. I tre vani, non comunicanti tra loro, avevano all’incirca la stessa volumetria cubica, con volta a botte.

La prima operazione è stata quella di associare una funzione ad ogni “stanza”, in modo da distribuire e identificare tre diversi momenti per la messa in scena dei contenuti: nella prima sono stati esposti a rotazione gli oggetti realizzati durante i laboratori, nella seconda le immagini audio/video, mentre la terza è stata pensata come spazio laboratorio.

Durante il periodo di apertura della mostra è stato cambiato più volte il sistema di allestimento, adattandolo alle diverse esigenze:
- nella prima stanza è stata alternata la composizione degli oggetti, in modo da poter esporre tutto il materiale realizzato. Per celare le imperfezioni murarie e per avere libertà nella collocazione degli oggetti è stato creato un sistema di traversine, parallele tra loro, su cui sono stati applicati diversi strati di carta “bianchetta” (carta comunemente usata per gli alimenti e per la focaccia barese!). Con questo sistema si è cercato di realizzare uno sfondo neutro e personalizzabile in un secondo momento;

- nella seconda stanza sono state posizionate delle sedute (sgabelli e scranni in ferula), e successivamente, su richiesta dei bambini del quartiere, sono stati realizzati diversi tavoli di lavoro, attraverso l’assemblaggio di piani di legno recuperati per strada e cassette per la frutta. Questa soluzione ha consentito l’uso dell’area tra il pubblico, che normalmente rimaneva sulla soglia, e la proiezione video in mostra;

- nella terza stanza è stato ospitato il banchetto iniziale, e sono state realizzate tutte le operazioni di bricolage e DIY con i diversi oggetti trovati in giro per la città, decontestualizzati e riutilizzati in supporto all’installazione.

Attraverso un allestimento di basso profilo e la scelta di attribuire una nuova funzione a spazi tipici del centro storico, ma attualmente non vivibili a causa del cambiamento degli stili di vita, si è cercato di trasmettere quella che è l’attitudine del progetto “Make people do”, semplificando linguaggi per renderli universalmente accessibili.

§

 

The project for the exhibition “A mano – idee, esperienze e tecniche artigianali in mostra” and its curatorial side originated from determined constrains, in particular:

1. the use of minimal spaces as location; the premises chosen were commercial spaces that had been dismissed, for almost 20 years, due to the current regulations;

2. shortage of time for the both the concept design phase and the execution;

3. limited budget invested, due to the temporary nature of the event and the necessity for small renovations.

The exhibition, the final step of a year-long research on craftsmanship in Apulia, brought together all of the outcomes (objects, photos,videos) of the workshops, along with the materials for the hand-made pasta workshop, that took place during the exhibition’s opening. Our aim was bringing new life to the cultural events in Bari vecchia: the location, a series of rooms overlooking the street, created a lively interaction with the public space and its audience: the residents, the tourists, and those walking in procession during the holy week.

The exhibition was made up of three detached rooms of 7 sq.m. with barrel vaults closed by shutters only. Each room had a specific function: the first one was a proper exhibition space; the second room was an audio/video space and the third was set as a working space.

We changed the layout several times in the two-weeks exhibition in order to adapt it to different needs:

- in the first room, due to the large amount of the objects to show, we displayed only few groups of  items at a time. We covered the walls with a system of parallel wooden boards and paper sheets know as “bianchetta”(a kind of blotting paper used by the local bakers to serve the focaccia barese), in order to conceal the surfaces’ flaws and to get a neutral background for the objects and for other possible decorations.

- In the second room there was a system of seating (that included also the stools made of ferula wood) meant to invite the people in and enjoy the videos, as we noticed that many stopped and stand on the outside. Following the requests of the children living in the surroundings, we also added a table, made of found objects, to let them come in and spend some time drawing.

- The third room served as catering room during the opening, then we turned it into a workshop fully equipped where we assembled the props needed in the exhibition.

The choice of an understated exhibition design and giving new functions to traditional spaces of the inner city, today dismissed due to a shift in the lifestyle, reflects the philosophy of “Make People Do”: simplifying languages in order to make them universally accessible.